FIERA DI VICENZA 11 - 14 MARZO 2017

17a rassegna internazionale di arredi, oggetti liturgici e componenti per l'edilizia di culto

Basilica dei Santi Felice e Fortunato

Basilica dei Santi Felice e Fortunato

Il complesso architettonico paleocristiano della basilica dei Santi Felice e Fortunato è uno dei più importanti della regione. Si presenta oggi nelle forme della ricostruzione romanica risalente alla seconda metà del X secolo con ampi inserimenti del XII secolo. Insiste su due precedenti fabbriche: una prima, conosciuta come basilica antica il cui tappeto musivo è attribuito alla metà del IV o inizi del V secolo, e una seconda ascrivibile alla metà del V secolo. Della basilica antica è stato possibile individuare lunghi tratti di fondazione in modo da ricostruirne la pianta.

L'edificio aveva un'aula rettangolare, preceduta da un atrio e affiancata da ambienti di servizio. Sorge invece nel V secolo il complesso monumentale dei Santi Felice e Fortunato, assai più ampio, dotato di tre navate, tutto mosaicato, con un nartece, cui si aggiunse, in un secondo momento, un quadriportico. Del complesso parte importante e tuttora esistente era il sacello di santa Maria Mater Domini. L'arrivo degli Ungari (fine IX secolo) provocò una grave devastazione, la basilica fu riedificata nel secolo X e restaurata a seguito dei danni provocati dal terremoto del 1117.

Nel corso del XV secolo e, più tardi, nel XVII, vennero eseguite trasformazioni più radicali. Nel 1939 iniziarono i lavori di ripristino dell'edificio conclusi nel 1993. All'interno sono conservate tele di Giulio Carpioni ("La strage dei martiri innocenti", "Le sante Cassia, Innocenza, Gaudenzia e Neofita", "Il martirio dei santi Vito, Modesto e Crescenzia") e di Alessandro Maganza ("San Valentino risana gli infermi"). Tra gli arredi va segnalato il prezioso tabernacolo monolitico quattrocentesco notevole esempio di gotico fiorito.

Testo: Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Vicenza

Corso Ss. Felice e Fortunato, 219 – Vicenza – 0444.547246
Orari di Apertura: lun/sab 09.00-12.00 15.00-18.30
Orari S. Messe Festivo: 8:30 - 11.00 Prefestivo: 18:30

Il culto dei martiri e il sacello di S. Maria Mater Domini

Approfondimento

Testo: dott. Francesca Cavaggioni (Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Vicenza)

Il culto per i martiri Felice e Fortunato è tra i più antichi delle nostre regioni. Le fonti letterarie, liturgiche e archeologiche confermano la storicità della devozione ai due fratelli vicentini, martirizzati per decollazione ad Aquileia all'inizio del IV secolo d.C. durante le persecuzioni di Diocleziano. Intorno ai loro resti mortali, si sviluppò un sentito culto sia ad Aquileia che a Vicenza, tanto da far nascere una contesa sul possesso delle sacre spoglie che, secondo leggenda, si risolse dividendo i corpi tra le due città e scambiando le teste.

scambiando le teste. Anche se una recente ricognizione ha dimostrato invece come le reliquie vicentine appartengano ad un solo individuo, le testimonianze agiografiche restano documenti indicativi dell'importanza che il culto martiriale rivestì nella Chiesa delle origini. La figura del martire infatti assume nella fede un risalto particolare: egli è visto come colui che, offrendo in sacrificio la vita per testimoniare la fede, ripercorre la Passione e morte di Cristo. Diventa in questo modo un esempio per tutta la Chiesa, degno della beatitudine celeste, tanto vicino a Dio per i propri meriti da poter intercedere per tutti i fedeli. Ecco perché la memoria dei martiri è per la Chiesa giorno di festa e di celebrazioni speciali, mentre la conservazione delle loro reliquie ha richiesto l'erezione di spazi privilegiati per il loro culto e per l'incontro con Dio. Nella basilica dei Ss. Felice e Fortuanto il sacello chiamato anche di S. Maria Mater Domini sembra essere uno di questi luoghi: un martyrium. La piccola costruzione sorge a fianco del lato meridionale della basilica, in uno spazio cultuale distinto, secondo l'antico uso della commemorazione martiriale. La dedicazione a S. Maria pare ascrivibile al VI secolo, come evidenzia l'epigrafe trascritta da F. Barbarano e da lui rinvenuta nell'architrave della pergula che in origine limitava l'area presbiteriale. Tale iscrizione, oggi perduta, sottolineava il privilegio della maternità divina di Maria, esprimendo, dal punto di vista teologico, l'adesione alle definizioni dogmatiche dei concili di Efeso (431) e di Calcedonia (453).

Dal punto di vista architettonico il martyrion, risalente con tutta probabilità alla seconda metà del V secolo, si presenta all'esterno come un parallelepipedo in mattoni romani di spoglio, sormontato da un cubo minore, con abside poligonale. L'interno, a croce greca inscritta, è preceduto da un atrio rettangolare, chiuso al centro da una piccola cupola. Sontuoso doveva essere l'apparato decorativo con le pareti rivestite di marmo proconnesio e le volte ricoperte di mosaici. Ne sono testimonianza alcuni lacerti musivi, tra cui un leone alato simbolo dell'evangelista Marco e una Santa clipeata.

Sopra l'altare è conservato un tabernacolo ligneo del XVIII secolo e, sotto, le reliquie del martire S. Felice qui traslate dalla cripta nel 1979.

Credits per foto: Linea Light Srl , Alessandro Rigola Organi, Manifatture Mario Bianchetti Srl, F.lli Schiavone Sas

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